Può venir fuori qualcosa di buono dal Vaticano?

 

Era il 20 gennaio del 1961, John Fitzgerald Kennedy, un politico dichiaratamente cattolico assunse la presidenza degli USA. Era la prima volta che accadeva ed era certamente un fatto epocale poiché sino a pochi decenni prima i cattolici erano la minoranza tollerata del Nuovo Mondo composta da immigrati poveri sud americani, irlandesi, italiani…I quali, per l’opinione pubblica americana erano ciò che sono oggi gli immigrati africani e arabi per la componente più becera dell’opinione pubblica italiana.
Già prima , durante il duello elettorale con Nixon, i troppi che utilizzano l’Apocalisse come una sfera di cristallo e che pensano di esserle fedele attribuendole la predizione di tutto ciò che accade da duemila anni a questa parte, eleggendola a strumento di giudizio e di condanna di ogni persona ed evento, gridarono al segno inequivocabile della fine…
Soprattutto quelli tra noi avventisti che ben conoscono la profezia di Apocalisse 13, della bestia e dell’immagine della bestia. Soprattutto quelli che sanno del ruolo che Ellen White prevede per gli USA e i suoi rapporti con Roma prima della crisi finale.
Era assolutamente evidente per loro che il segno del giorno finale era assolutamente evidente. Quale segno più chiaro di un cattolico alla testa della bestia che sale dalla terra? Ormai non poteva che mancare poco alla legge che avrebbe imposto la domenica all’universo mondo…
Chi predicava prudenza, prudenza, veniva guardato con sospetto, considerato tiepido o addirittura liberale, perfino ateo.
L’Apocalisse è un forziere di gemme – ho curato due volumi IADE su Daniele e sull’Apocalisse di cui ho scritto metà dei capitoli (Dal flauto dolce ai Timpani e Siamo pieni di speranza), in ogni mia campagna evangelistica l’Apocalisse ha sempre assunto un ruolo centrale come mappa delle pietre miliari della storia della fedeltà e del tradimento, come orizzonte valoriale e di speranza – ma l’Apocalisse non può dare quello che non ha, non può essere quello che non è: una sorta di Manuale delle giovani marmotte, una lente che accostata a duemila anni di eventi ne spiega il senso di ognuno di essi e il tempo e, addirittura supera il monito di Gesù sul mistero inestricabile del tempo della parusia.
Poche pagine non possono render conto di duemila anni di storia. Poiché la storia nel bene e nel male è complessa e sorprendente.
Basterebbe semplicemente pensare a ciò che è stato sulla terra il Comunismo per oltre un secolo eppure, l’Apocalisse, almeno nell’interpretazione avventista, non ne parla.
Sono passati ormai 54 anni dall’elezione di Kennedy. Nulla è accaduto di quanto a troppi pareva chiaro ma nulla ha insegnato in fatto di prudenza. L’Apocalisse continua ad essere per troppi una sfera di cristallo che tutto spiega e che tutto condanna.
In questi giorni sono accaduti vari fatti tutti salutati come inequivocabili segni di imminenza e di avvicinamento alla famigerata legge sulla domenica. Ne cito tre che riguardano il Vaticano.

1434971858618ABBRACCIO_PAPA_VALDESIPapa Francesco visita la comunità Valdese di Torino e chiede perdono per come la chiesa ha storicamente trattato i valdesi:
Papa Francesco incontra 120 pastori protestanti
Papa Francesco invita all’unità.

Premesso che io considero papa Francesco usurpatore di un ruolo di Vicario di Cristo non previsto dall’Evangelo, che considero il suo marianesimo e la sua visione della natura dell’uomo pagane e antibibliche etc. etc…
Se uso un poco la ragione, leggo in profondità la Bibbia ed il giornale della storia, non posso non pensare a due cose: primo: quanta vasta e variegata è la categoria degli usurpatori. Quanti sono cioè i personaggi che assumono ruoli che Iddio ha sempre esecrato. Penso per esempio al latifondo. E’ stata una piaga sino a ieri nel nostro paese che ha costretto milioni ad emigrare. E’ una spaventosa piaga oggi in molti paesi sud e centroamericani, asiatici, africani.
Esistono proprietari terrieri che possiedono terreni talmente vasti che hanno bisogno dell’aereo per raggiungerli tutti.
La Bibbia afferma senza equivoci che il latifondo è un usurpazione poiché “La terra è di Dio!”
Le terre non si venderanno per sempre; perché la terra è mia e voi state da me come stranieri e avventizi.
Perciò, in tutto il paese che sarà vostro possesso, concederete il diritto di riscatto del suolo. Levitico 25:23-24

Se oltre alla dichiarazione biblica si pensa a come i latifondi sono stati acquisiti l’usurpazione appare ancora più ignobile.
I latifondi sono stati sempre acquisiti attraverso la violenza e la legge della giungla. Ogni latifondo, all’origine gronda sangue innocente. E’ il premio alla rapacità, alla capacità guerriera, alla invasione, allo sterminio, alla rapina.
Nelle Americhe sono stati sterminati quanti abitavano quelle terre dai tempi della creazione.
Come ci comportiamo noi di fronte agli usurpatori della terra di Dio? Nella mia infanzia pensavo alla Che Guevara…Volevo strappare la terra agli usurpatore e farne un bene di tutti. Poi la storia della rivoluzione comunista mi ha insegnato che l’operazione, in se giusta, giustissima, non è possibile causa la rapacità che è carattere ontologico dei più e che ogni rivoluzione spazza i vecchi usurpatori e ne crea dei nuovi che sotto altri simboli si appropriano della terra, dell’aria, dell’acqua, della vita altrui.
E allora obbedisco alla Parola che mi dice di rispettare l’autorità usurpatrice (Romani 13) pur nella consapevolezza che ogni autorità è malata e porta in se i germi della prepotenza e della rapina (Daniele 7).
Ma come gli uomini di Dio di ogni tempo (Giuseppe, Daniele, Ester…) rispetto e, collaboro con gli usurpatori per il bene relativo comune, sin dove mi è possibile (Daniele 3) e valuto i loro atti uno per uno poiché gli usurpatori non sono tutti uguali e non sono sempre nel bene e nel male coerenti a se stessi.
Non tutti i faraoni si sono comportati allo stesso modo e tra i potenti babilonesi, tutti usurpatori, ci sono stati i Nabucco e i Baldassarre…

Questo discorso non può che valere anche per i papi. Tutti i papi sono usurpatori ma non tutti i papi storicamente sono uguali. Tutti hanno usurpato un ruolo non previsto dal Signore ma non tutti hanno usato il potere di questa usurpazione allo stesso modo. Secondo gli storici cattolici i papi sono stati 266. Secondo me sono stati assai meno. Per me il primo papa è stato Costantino. Comunque i papi sono stati centinaia e tutti usurpatori come i tutti i latifondisti. Non sono però paragonabili Innocenzo III e Bonifacio VIII con Gregorio VII e Giovanni XXIII.
Come non sono paragonabili tra loro tutti i latifondisti. Bettino Ricasoli (che mangiava con i suoi contadini e ad essi riconosceva dignità e diritti negati per secoli) era un latifondista ma diverso e migliore di quelli che spensero con un colpo di fucile la voce di Oscar Romero, un vescovo che lottò contro la violenza dei latifondisti salvadoregni.

Ogni personaggio va giudicato per quello che dice e che fa. Quello che dice e che fa non va confuso con la legittimità del suo ruolo. Poiché se così fosse la vita del cristiano diverrebbe invivibile.

Quando papa Francesco chiede perdono ai valdesi a nome della chiesa, un po’ in ritardo, fa qualcosa di buono, anzi di ottimo, poiché riconosce la legittimità dell’essere valdesi, delegittima la prepotenza sanguinaria del passato e sparge semi di pacificazione nel presente.

Per tanti sedicenti conoscitori dell’Apocalisse, non può essere. Il papa proprio perché papa non può che fare il male o far finta di fare il bene. Se papa non può che avere sentimenti di dominio delle coscienze e se parla da libertario non può che agire all’interno di una strategia ignobile che va verso la legge la riedizione di un nuovo Medio Evo.
Tutto quello che dice il papa viene assoggettato a questo schema precostituito: o fa il male o fa finta di fare il bene.
Ma la storia dice tutt’altro. Gli ospedali sono un creazione papale, lo è la Caritas, certamente la più grande istituzione benefica al mondo.
Ora come sarebbe un errore gravissimo accettare gli errori dottrinali cattolici sulla base del bene che il cattolicesimo riesce a fare, è errore opposto, ma non meno grave non riconoscere il bene a causa degli errori passati e presenti, o peggio: a causa di quanto accadrà l’ultimo giorno.
Sarebbe come se io non godessi della mia salute presente dato che ho la certezza della mia morte futura.
Anche il papa va giudicato per quello che dice e fa, sino a prova contraria. Se fa appello all’unità e afferma che le divisioni vengono da Satana dice quello che Gesù dice. Dice quelli che tutti i capi dicono quando diventano capi. Si tratta soltanto di vedere di quale unità si parla. Se essa è aderenza alla visione del capo, usurpatore o meno, o aderenza unitaria al Cristo, al limite alla Confessione di fede della comunità che si rappresenta.
Gli appelli non sono un male in se. Si possono discutere e rifiutare. Quando diventano imposizioni il discorso cambia ma nessun appello può considerato imposizione criptica solo perché l’appello lo fa il papa.

Si è a volte talmente accecati dalla visione finale che si diviene intellettualmente disonesti adoperando le parole altrui fuori contesto falsandone il senso evidente ad una lettura obiettiva.

La visita del papa ai valdesi, l’ incontro con i pastori protestanti, gli appelli ad un ideale di unità…Sono cose buone in se. Sono bibliche in se.
In rapporto ai Segni dei tempi dell’imminenza non significano assolutamente nulla. Almeno sin qui. In futuro vedremo.
L’usurpatore rimane tale, come il latifondista, come l’onorevole che si è fatto votare con false promesse ma, i suoi atti vanno giudicati uno per uno per quello che sono oggi, non per quello che saranno, domani. Poiché il domani in quanto ai tempi e ai modi è spesso una sorpresa.
E la sola certezza della fede è lo Spirito Santo nei cuori oggi e l’instaurazione del regno Eterno di Dio non appena la casa sarà pronta.

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